I nidi e i servizi d’infanzia oggi
Le cifre sono imponenti. Sono oltre 400 i bambini solo nel comune di Bologna, che nell’anno 2012-13 non troveranno posto presso le scuole dell’infanzia. E se siamo
abbituati a numeri di tale portata, ragionando attorno ai nidi, non così fino ad ora, sulle scuole. Eppure i problemi che i servizi nella fascia d’età 0-6 anni stanno affrontando sono molti e nel futuro non si prospetta niente di buono.
I perchè :
I punti di partenza devono essere davvero chiari. Da una parte c’è il solito e ormai consueto patto di stabilità, dall’altra un groviglio normativo che non consente l’assunzione ne’ a tempo determinato ne’ a tempo indeterminato. In sostanza non si può sostituire chi andrà in pensione, se non in minima parte, e non si può assumere il personale assente, per malattia o gravidanza. Questo è uno dei macro problemi. Il secondo è che lo Stato non investe sui nidi e non vuole prendersi in gestione le scuole dell’infanzia in caso siano gestiti dal comune.
Un altro perché che aiuta a capire le cifre dei bambini non accolti, è che le nascite sono in aumento, con un trend costante da alcuni anni, ciò significa che ci sono sempre più bambini che chiedono il servizio e meno investimenti a sostenerli. In ultimo si deve tener presente che le domande d’accesso ai nido sono in costante aumento.
Cosa sta succendendo?
Lo scenario che si presenta a livello nazionale ci racconta liste d’attesa in crescita al nord e nel centro e in calo al sud, dove le scuole dell’infanzia sono quasi nella totalità a gestione statale. A Ferrara tanto per rimanere in Emilia Romagna, una tra le più ricche in natalità, tra i nidi e le scuole risultano oltre 600 gli esclusi.
Soluzioni praticate e ipotizzate
Tra le più diffuse c’è quella d’appaltare a società private. Si hanno minori costi di spesa e non si deve sottostare a patto di stabiltà e limiti di assunzione. A determinare il minor costo è quasi sempre la minore retribuzione dei dipendenti che che hanno contratti peggiorativi. In molti casi i privati raggiungono ottimi risultati nel gestire i servizi ma nell’insieme, se si può fare un discorso generale, investono meno in ricerca e formazione del personale e di frequente non hanno cucina interna. Come dire nessuno fa i miracoli e ad un minor costo c’è un minor investimento in qualità e un risparmio sul personale (il costo del personale in percentuale ripsetto al totale si aggira sull’80%). Si può anche affermare, con un certo margine di sicurezza che dove c’è un buon pubblico c’è anche un buon privato. Il primo fa da traino al secondo. Un’altra strada percorsa è quella di una società mista: pubblica-privata. Modello che ha come vantaggio un minor costo di gestione, come per la precedente modello, ma può presentare problemi di trasparenza. Un esempio Parmainfanzia.
Modena avanza il progetto di una fondazione partecipativa che possa gestire i servizi in modo pubblico. Approvata nei giorni scorsi, la fondazione che sarà costituita in tempi brevissimi con soli fondi pubblici, con migliori contratti rispetto alle soluzioni precedenti, e con il vantaggio che la fondazione non dovrebbe rispondere a patto di stabiltà-groviglio normativo, quindi può assumere e investire. E’ una strada nuova per i servizi educativi non certo per gli altri servizi alla persona che gli enti pubblici stanno da anni esternazando.
Un giro per l’Italia
Nel frattempo i problemi continuano. A Torino si è giunti all’accordo di esternalizzare per l’anno 2012-13 nove nidi d’infanzia nel giro di qualche mese, a Ferrara si esternalizzano nidi e scuole infanzia anche qui in modo rapido, Bologna discute sulla realizazzione di una fondazione (non si capisce se con soli fondi pubblici, con che tipo di contratti, entro quanto) ad Alessandria le educatrici scendono in piazza per raccogliere firme contro l’esternalizzazione, mentre Piacenza ha rosicato negli anni molto del patrimonio pubblico (oggi 7 sono i nidi comunali, 14 sono in convenzione). Il sud non fa notizia, i servizi sono talmente pochi che non riescono a soffrire di questa situazione.
Lo scenario futuro
Se nulla cambia e il governo non sceglie di investire nei nidi e prendersi carico delle scuole dell’infanzia ancora gestite dai comuni, è prevedibile un abbassamento della qualità, determinata da una riduzione di spesa sempre maggiore e in alcuni casi una contrazione dell’offerta, seguendo la ferrea logica di meno scuole e nidi, meno spese.
Un comitato nazionale
Per tutti questi motivi un comitato nazionale che possa raggruppare genitori parteciapi e attivi sul territorio nazionale, da Torino a Napoli, un gruppo di persone informate e con obiettivi comuni che fa pressione e cerca soluzioni alternative, rispetto al tema, può fare qualcosa e se non la differenza, almeno dar voce ai più piccoli, che in ultima istanza sono al centro delle difficoltà e non hanno il modo di esprimenrsi se non con i genitori.
Pubblicato da laura branca
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PUNTATA SPECIALE DI “SIGNORI E SIGNORE IL WELFARE E’ SPARITO!: UN’ALTRA FONDAZIONE IN ARRIVO?
Martedi 15 maggio dalle ore 18 in diretta su Radio Kairos 105.85fm e in streaming su www.radiokairos.it 1^ puntata speciale di “Signori e Signore il Welfare è sparito!”
Un’altra Fondazione in arrivo? L’Assessore Pillati annuncia la creazione di una Fondazione per le scuole materne comunali, poichè, a causa del “patto di stabilità”, vi sono 465 bambini a rischio di esclusione per l’anno scolastico 2012-13 e circa 500 educatrici precarie.
Ne parliamo con:
- Laura Branca che gestisce il blog “nidi di bologna”
- Isabella Cirelli della Rete esclusi scuola di infanzia Bologna
- Maria Vittoria Campoli del comitato “Giù le mani dai nidi di Modena”
- Danilo Gruppi – Segretario Generale Cgil
- Prof. Andrea Morrone – Professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università di Bologna
Educatrici ed educatori contro i tagli
Blog: http://educatoricontroitagli. blogspot.it/
Mail: educatoriuniti2011@gmail.com
Facebook: educatori educatoricontroitagli
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Riporto qui sotto mail inviatami dal difensore civico, in risposta a ns reclamo del novembre 2011.
“Gentile Sig.ra De Florian,
facendo seguito ai colloqui intercorsi Le trasmetto in allegato, per Sua opportuna conoscenza, copia della nota inviata dal Comune di Asti a riscontro della richiesta di chiarimenti avanzata dal nostro Ufficio.
Restando a disposizione, l’occasione è gradita per porgere i migliori saluti.
Alda Mignosi
————————————————-
Consiglio Regionale del Piemonte
Ufficio del Difensore Civico
Dott.sa Alda Mignosi
Via F. Dellala, 8 – Torino
011/57.57.359 -011/57.57.387Si invia documento del Comune di Asti prot. 941 del 26/4/2012″
Sara Deflorian
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“Grazie a tutti i candidati sindaco che hanno partecipato alla serata sugli asili nido”
Il comitato spontaneo Amici Asili Nido di Asti ringrazia tutti i candidati a sindaco che hanno accettato l’invito per l’incontro pubblico organizzato per la serata del 16 aprile dal titolo “Mi candido per fare…” , per aver risposto alle domande e alle sollecitazioni del pubblico e per avere condiviso il proprio programma politico sul tema infanzia e servizi per le famiglie. Ringraziamo, inoltre, tutto il pubblico presente che ha aderito all’iniziativa e la giornalista Laura Branca, giornalista free lance di Bologna e responsabile di bolognanidi.blogspot.com (punto d’informazione nazionale per i nidi e le scuole dell’infanzia), che ha moderato l’incontro e ha fornito spunti ulteriori di riflessione condividendo la sua esperienza rispetto alla situazione nazionale sul tema discusso. Ci auguriamo che, per la prossima amministrazione, i servizi all’infanzia e alle famiglia rappresentino una priorità su cui riflettere ed intervenire cogliendo gli spunti emersi durante la serata impegnandosi a lavorare in maniera partecipata coinvolgendo cittadini e famiglie rispetto alle decisioni che si prenderanno. L’unico rammarico che desideriamo sottolineare, l’assenza dell’attuale Sindaco, sicuramente giustificata da altri impegni. Avremmo avuto piacere sentire il punto di vista di chi ha amministrato in questi anni tenendo anche conto che, molti degli aspetti discussi, sono stati frutto di decisioni prese proprio dall’attuale amministrazione. Facendo gli auguri a tutti i candidati presenti, diamo l’appuntamento alla futura amministrazione dopo le elezioni per approfondire ulteriormente le proposte e i progetti che intende portare avanti. Comitato Amici Asili Nido Asti
http://www.atnews.it/2012/04/18/leggi-notizia/argomenti/elezioni-asti/articolo/grazie-a-tutti-i-candidati-sindaco-che-hanno-partecipato-alla-serata-sugli-asili-nido.html
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Il comitato spontaneo Amici Asili Nido di Asti ringrazia tutti i candidati a sindaco che hanno accettato l’invito per l’incontro pubblico organizzato per la serata del 16 aprile dal titolo “Mi candido per fare…” , per aver risposto alle domande e alle sollecitazioni del pubblico e per avere condiviso il proprio programma politico sul tema infanzia e servizi per le famiglie.
Ringraziamo, inoltre, tutto il pubblico presente che ha aderito all’iniziativa e la giornalista Laura Branca, giornalista free lance di Bologna e responsabile di bolognanidi.blogspot.com (punto d’informazione nazionale per i nidi e le scuole dell’infanzia), che ha moderato l’incontro e ha fornito spunti ulteriori di riflessione condividendo la sua esperienza rispetto alla situazione nazionale sul tema discusso.
Ci auguriamo che, per la prossima amministrazione, i servizi all’infanzia e alle famiglia rappresentino una priorità su cui riflettere ed intervenire cogliendo gli spunti emersi durante la serata impegnandosi a lavorare in maniera partecipata coinvolgendo cittadini e famiglie rispetto alle decisioni che si prenderanno.
L’unico rammarico che desideriamo sottolineare, l’assenza dell’attuale Sindaco, sicuramente giustificata da altri impegni. Avremmo avuto piacere sentire il punto di vista di chi ha amministrato in questi anni tenendo anche conto che, molti degli aspetti discussi, sono stati frutto di decisioni prese proprio dall’attuale amministrazione.
Facendo gli auguri a tutti i candidati presenti, diamo l’appuntamento alla futura amministrazione dopo le elezioni per approfondire ulteriormente le proposte e i progetti che intende portare avanti.

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martedì 3 aprile 2012
Intervista a Francesca Puglisi
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| Francesca Puglisi |
I problemi che i nidi e la scuola d’infanzia stanno attraversando sono molti e sono complessi. Vedendo il servizio da vicino, dall’osservatorio del comune, si
colgono le difficoltà che il patto di stabilità e il groviglio normativo stanno costringono tanto spesso ad esternalizzare. Se lo sguardo lo allarghiamo al panorama nazionale si colgono molti, moltissimi altri problemi. Elencarli tutti quasi spaventa, cerchiamo con sintesi di vederne alcuni. Partiamo dai nidi: ad una legge nazionale la 1044 che determina le linee generali, si irradiano leggi regionali che specificano i termini di organizzazione e gestione. Molte di questi leggi risalgono agli anni ‘70 e non riescono a cogliere le grandi trasformazioni che il servizio ha vissuto in 40 anni di attività. Lo Stato non finanzia nel 2011 per intenderci, l’investimento è stato uno zero tondo. L’Europa ci ha chiesto di dare una copertura di almeno il 33% per i nidi, ci attestiamo al 23%, ci è stato chiesto di diffondere il lavoro femminile al 60%, siamo al 45% e di dare scuola dell’infanzia al 90%. Qui siamo bravi e andiamo a coprire con un 94%. Visto il quadro generale, incontriamo chi di nidi e scuole dell’infanzia se ne occupa: Francesca Puglisi responsabile nazionale della scuola per il Pd.
Se nulla cambia a cosa si andrà incontro?
Rischiamo di perdere un ottimo servizio costruito in tanti anni e da tanti saperi. Siamo di fronte ad un cambiamento che non possiamo ignorare, c’è un incremento democrafico nel centro e nel nord del paese. La conseguente è una crescita della domanda dei servizi sia per i nidi che per le scuole dell’infanzia. Questo dato ha portato per la prima volta dopo molto ad una lista d’attesa ad esempio in ‘Emilia-Romagna una tra le regioni più virtuosi di oltre 1800 bambini per le scuole d’infanzia. I comuni sono ingessati in spese e gestione del personale. I servizi così non rispondono alla richiesta. Si va incontro ad una contrazione, ad un esternalizzazione e a un pericoloso abbassamento della qualità. Il genitore che non trova risposta in un buon servizio, la cerca altrove e si basa sull’offerta di un mercato libero spesso non controllato. Sto parlando del privato non convenzionato.
Quale dovrebbe essere la prima azione d’intervento?
Investire. Fare un piano d’investimento come quello fatto durante il governo Prodi nel 2007. Questo investimento dovrebbe essere pensato per raggiungere il 33% dettato dalla comunità europea, e per generalizzare il diritto alla scuola dell’infanzia, diritto riconosciuto anche dalla legge e non rispettato. Si dovrebbero anche togliere i vincoli di spesa e gestione del personale posti agli enti.
Questi vincoli stratificati nel tempo hanno uno scopo?
Certo. Sono frutto di un governo di destra che pensa agli enti come qualcosa da tenere sotto controllo in fatto di spesa. Le normative sono state pensate come se tutti gli enti fossero mal gestiti così non è. Oggi chi i soldi li ha amministrati bene si trova con le mani legate e deve rendere i capitali allo Stato. Il risultato ultimo è che si è costretti ad esternalizzare per non chiudere.
Francesco Errani consigliere del Pd a Bologna ha proposto di investire i capitali sottratti all’evasione fiscale nei servizi educativi e nella scuola. Idea poi sposata da lei e portata su scala nazionale. A che punto è questo passaggio?
Fermo, l’attuale governo non sta investendo nella scuola. Il recupero dell’evasione fiscale è andato a risanare il debito pubblico. Purtroppo le scelte di tipo economiche, come quelle che sta facendo il governo, sono scelte politiche, e queste scelte non vedono la scuola o i servizi come un investimento di rilancio per l’economia.
L’associazione pari e dispare si sta battendo con una certa perseveranza su una questione delicata: i capitali recuperati dal ritardato pensionamento delle donne impiegate nella amministrazione pubblica, avrebbe dovuto essere impiegato per aprire nuovi nidi aziendali per i bambini delle dipendenti, andando così a favorire la conciliazione di tempo lavoro e famiglia. Che fine hanno fatto quei soldi? E perché non se ne parla?
Noi del Pd abbiamo interrogato più volte il governo sulla questione. Le risposte sono state parziali. I soldi recuperati sono andati a risanare il debito pubblico e le donne e i nidi devono aspettare.
La partecipazione della famiglia è molto richiesta a tutti i convegni, un canale sempre aperto teoricamente e che nelle vie di fatto è poco praticata. Anche durante dal Pd durante il convegno tenutosi a Torino la famiglia è stata chiamata alla partecipare. Come dovrebbe partecipare? In che forma? A che livello?
Le famiglie hanno una tradizione storica di partecipazione fin dalla nascita del servizio. I nidi sono nati dalla volontà popolare e dalla forza politica delle amministrazioni. Oggi i genitori dovrebbero tornare a partecipare per esprimersi sugli standar qualitativi, su un percorso educativo del proprio figli. Abbiamo ripensato ad una legge che veda unita l’età dello 0-6 anni e questa fascia dovrebbe allacciarsi ad un percorso educativo e partecipativo che vada a comprendere tutto il percorso scolastico dell’obbligo: Questo per riformulare anche una diversa suddivisione dei cicli scolastici. In Italia abbiamo un forte abbandono scolastico del 20% non possiamo permettercelo.
C’è una scollatura tra il pensiero di chi la scuola la fa e il pensiero dei genitori. I nidi per i tecnici hanno bisogno di un ripensamento strutturale e organico, i genitori sono preoccupati dalla massiccia esternalizzazione. Come mai questa focalizzazione differente del problema?
I comuni devono rispondere alle liste d’attesa per farlo, visti i problemi normativi e di capitale esternalizzano. I genitori che conoscono un ottimo sistema pubblico sono in dubbio. Le amministrazioni devono guadagnarsi la fiducia non solo come gestori diretti ma anche come governatori dei servizi pubblici e privati. Non si devono solo definire gli standar di qualità in termini di spazio arredo ecc ma c’è bisogno di pensarlo in termini di formazione del personale, e di un costante coordinamento pedagogico.
E la disparità dei contratti di lavoro tra educatrici o insegnanti del pubblico e del privato?
Certamente è un tema da rivedere e essere reso il più possibile trasparente.
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